Pensiero di fr. René Voillaume:
“Quelli tra di
noi che sono stati scelti per l'apostolato,
non saranno mai sufficientemente umili
di fronte alla verità che non possiedono
e che li
ha scelti,
e di fronte agli uomini, loro fratelli,
che avanzano brancolando verso il Dio
che li attira
malgrado loro stessi,
e senza svelarsi,
e nella debolezza dei mezzi che impiegano.
La cosa peggiore è che questa sicurezza,
a volte anche colorata da disprezzo o pietà
si incarna nello spirito di istituzioni dell'apostolato,
e queste istituzioni a loro volta rischiano
di lasciare la loro impronta sugli apostoli....
Non
si sarà mai finito di comprendere
fino
a che punto il credente ha bisogno di essere lavorato,
arato,
purificato dalle beatitudini,
quella
della povertà e dell'umiltà,
quella
della mitezza che scusa tutto, comprende tutto,
quella
della sofferenza e della sconfitta che fa sciogliere il cuore
e
gli proibisce di giudicare chicchessia,
per
essere degno e capace di essere apostolo.
Ahimè,
più i mezzi istituzionali sono utilizzati dall'apostolo,
più
sono naturalmente efficaci e più grande è il rischio
di
vedere il cuore dell'apostolo
insensibile
alla chiamata supplichevole di Cristo.
L’apostolo
rischia di essere sterilizzato dai mezzi che mette in opera.
Cessa
allora di essere quella possibilità che Dio si è riservato:
servirsi
di un cuore d'uomo,
di
un cuore straziato dalla croce, spezzato dall'amore,
di
un cuore sciolto da un umile tenerezza verso i suoi fratelli,
per
farsi conoscere dagli uomini tramite lui.
Tali
cuori sono, può essere,
la
sola schiarita nel velo di silenzio e di oscurità
con
il quale Dio ha voluto misteriosamente circondarsi,
fino
a quando gli uomini saranno sulla terra
in
marcia verso il loro avvenire.
("Jesus Caritas"
ed. francese n° 78 ‑ aprile 1975)