Elogio del servizio
di B.Maggioni( da La Pazienza del Contadino ed. Vita e Pensiero 1996, pp 182-184 )
Ci sono parole importanti, ricche di significato, parole forti e orientatrici, che però nel modo comune di parlare - anche nel linguaggio ecclesiastico! - diventano logore e vuote. Occorre invece mantenerle nella loro verità. Il rispetto delle parole è già rispetto della verità.
Una di queste parole è Servizio: una parola seria, dai contorni evangelici precisi, da usare con sobrietà. Invece si è trasformata in una parola che non dice più nulla, che è sulla bocca di tutti e dappertutto: a servizio del Paese, dicono i politici; a servizio dei clienti dicono i venditori; a servizio di Dio dicono gli uomini religiosi. Ma è vero ?
Per comprendere la serietà di questa parola e per ricordare con quanta sobrietà e umiltà debba essere usata, prendiamo come riferimento la solenne dichiarazione di Gesù, che si legge nel vangelo di Marco: " Il Figlio dell'uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la vita in riscatto per le moltitudini" (10,45).
In queste lapidarie parole di Gesù sono racchiuse almeno quattro avvertenze che ci interessano direttamente.
La prima
è che servire è una dimensione dell'intera esistenza (questo è il senso di "sono venuto per..." ), non un frammento del nostro tempo o del nostro agire. Questo perché servire tocca la persona, non semplicemente le sue azioni e le sue cose.Servire è un modo di esistere, uno stile che nasce dal profondo di se stessi. E' a questa profondità (cioè nel proprio modo di pensare e di ragionare più che di fare) che ci si deve costantemente interrogare, se davvero si vuole imparare a servire.
La seconda avvertenza è che lo stile del servizio si oppone nettamente (nelle parole di Gesù c'è un ma ) alla logica del farsi servire. Le due logiche non riescono a convivere, e tentare di farlo è pura illusione: l'una prevarrà sempre sull'altra. Per il vangelo se un uomo è egoista , lo è dappertutto, nella vita privata come nella vita pubblica. Questo significa che non si possono vivere alcuni spazi come servizio e altri come ricerca di sé. Lo stile , che è sempre, ripetiamolo, un modo di essere prima che di fare, accompagna la persona ovunque.
Se ciò non avviene, significa che il servizio non è ancora diventato una qualità della vita: è qualcosa di posticcio, di fragile, non qualcosa che ha modificato il centro della persona.
La terza avvertenza è che servire significa in concreto vivere sentendosi responsabili degli altri. E' qui il significato della parola riscatto, che allude a parenti stretti; quando sei in difficoltà, di qualsiasi difficoltà si tratti, tuo fratello non può far finta di nulla; ciò che ti è successo lo riguarda. Così si deve vivere.
Sentirsi responsabili non è solo questione di generosità, ma di sguardo attento e premuroso, capace di vedere e di capire, come lo sguardo del samaritano che si è accorto del ferito.
La generosità non è ancora il servizio, tanto meno lo slancio di un momento, anche sincero. Il servizio non si improvvisa, ma si costruisce: richiede una giusta competenza e una attrezzatura morale. E' facile il rischio di una generosità immediata, confusa, irrispettosa, che inventa forme di servizio che piacciono a chi serve, ma del tutto inutili per chi si vuol servire.
La Quarta
avvertenza è forse la più importante: il vero servizio non raggiunge soltanto i bisogni, ma accoglie la persona. Si può essere efficienti per quanto riguarda i bisogni, trascurando poi del tutto le persone. Per Gesù le Moltitudini , per le quali dona la vita, sono persone, volti, non masse anonime, ne semplicemente problemi da risolvere ne funzioni da utilizzare. Fra le opere buone che Gesù elenca nella grande parabola del giudizio (Mt 25 ), non parla solo di dare un pane all'affamato e il vestito a chi è nudo, ma anche di ospitare lo straniero e di visitare gli ammalati e i carcerati.Ospitare è un verbo che il Vangelo prende molto sul serio, tanto che l'utilizza per dire addirittura come accogliere il Signore: significa fare spazio nella propria vita, nella propria casa, nelle proprie preoccupazioni.
Visitare è un verbo che indica quel vedere cordiale che si accorge e si preoccupa, si sente coinvolto e responsabile. E' lo stesso verbo adoperato dal vangelo per indicare la visita di Dio in mezzo al suo popolo.