Riflessione sul Vangelo Secondo Marco 10,35-45

 

(Tenuta domenica 19/10/2003 da Don Diego DE Rossi Assistente Spirituale Diaconi permanenti della diocesi di Vicenza)

 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo". Egli disse loro: "Cosa volete che io faccia per voi ? ". Gli risposero: " Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra ". Gesù disse loro: "Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato? ". Gli risposero: "Lo possiamo". E Gesù disse: " Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato". All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé disse loro: " Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".

Spunti di riflessione

Lo sfondo del brano è il terzo annuncio della passione: Mc 10,33-34) "Ecco, noi saliremo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà."

In questo sfondo, la scena dei due figli di Zebedeo, con le loro richieste, si stacca con uno stridente contrasto.

Siamo comunque in linea con la reazione dei discepoli alle altre due precedenti predizioni della passione.

Dopo la prima c'è stato il diverbio esplicito con Pietro che non pensa secondo Dio ma secondo gli uomini.

Dopo il secondo annuncio si incontra l'incomprensione e il mutismo da parte di tutti i discepoli, intenti a litigare su chi fosse il più grande . Ci troviamo ancora una volta di fronte all'incomprensione dei discepoli, un tema che ricorre con una certa frequenza nel racconto di Marco. La prospettiva di Gesù e quella dei discepoli appaiono decisamente diverse.

Troviamo che Gesù porta sempre una tensione ai suoi discepoli:

<<Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo>>….<<Cosa volete che io faccia per voi ? >>.

 

Disgressione psico - spirituale sulla forza del desiderio

… se è così, Gesù non poteva lasciar correre i desideri ! Infatti si ferma ad ascoltarli, li accetta, li smaschera, va alla radice, li educa.

 

"Scavare" i desideri:

Cosa c'è dietro ad ogni nostro desiderio ? E' importante riconoscere i nostri desideri e ciò che li oscura e li deforma (bisogni, ansietà, paure).

In tale operazione di scavo, andando al di là del desiderio immediato e risalendo di desiderio in desiderio, si giunge a cogliere quella esigenza radicale di bene, di verità, di felicità, di libertà e di definitività che è presente in ogni uomo ed è espressione limpida del desiderio ancor più radicale di Dio. (A. Cencini).

Cfr Gv 4,1-42 (la Samaritana ) Lc 19,1-10 (Zaccheo).

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"Scalare " i desideri:

Sguardo rivolto alla meta, apertura al desiderio che Dio ha per l'uomo.

Preghiera come luogo della " torsione dei desideri (Godin)": il desiderio non viene annullato, né devitalizzato bensì orientato verso l'obbiettivo finale.Il desiderio dell'uomo viene a confrontarsi con quello di Dio, riconosciamo la sua strada e possiamo percorrerla perché la desideriamo.

Per noi è utile porre davanti a Gesù i nostri desideri, lasciare che egli gli accolga e ci faccia riconoscere dove portano, che li purifichi e ci riconduca alla sua strada.

 

<<Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete ..>>

 

Dalla gloria finale " fantasticata " alla sequela. Dal " successo garantito " alla condivisione del cammino. Dalle Fantasie sul compimento del regno, Gesù riporta alla condivisione della sua strada.

Bere il calice e ricevere il battesimo, sono immagini che trovano il loro significato nel contesto biblico e culturale di quel tempo, ma che si esplica nella vita stessa di Gesù.

Il calice di Gesù è quello che a lui stesso non piace, che gli è duro, e del quale dice al Padre: " allontana da me questo calice; tuttavia non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu". E' il calice della croce, il calice dell'obbedienza al Padre che chiede di donare la vita

Il Battesimo di Gesù è la sua morte, è la sua solidarietà con i peccatori, fino all'abisso della morte. Il suo battesimo è la morte con i peccatori e per i peccatori.

E' in questa prospettiva di vita che i discepoli sono associati. La partecipazione alla gloria dipende dalla volontà del Padre; Gesù invita i discepoli a partecipare della sua stessa vita. Essere discepoli di Cristo significa essere disposti a partecipare effettivamente alle sofferenze di Cristo per la salvezza degli uomini.

 

<< Fra voi però non è così >>

Dopo la reazione degli altri discepoli, che con il loro sdegno, si dimostrano altrettanto chiusi nelle prospettive umane, Gesù chiama a sé tutti i dodici e dà il vero orientamento per i nostri desideri.

E' la via del servizio, la via scelta e seguita fino in fondo da Gesù. E' un criterio che va diametralmente all'opposto della prospettiva di potere ed autorità seguita normalmente dall'uomo.

Gesù presenta dunque un nuovo progetto di autorità per la comunità cristiana. Innanzitutto esclude il modello di autorità che si organizza come potere. Poi propone un tipo di autorità che è veramente sconvolgente, usando due termini, servo e schiavo, che sono il simbolo di ciò che sta agli antipodi del potere, perché si tratta di chi non può disporre del suo lavoro, della sua attività e neppure della sua stessa esistenza, perché appartiene all'altro.

Qui non è detto che la autorità prenda l'atteggiamento di servizio per essere accolta e stimata come autorità ( cosa che umanamente è accettabile e che facciamo spesso ). Questa però è ancora una forma subdola e ipocrita di potere e di dominio.

Chi è realmente senza ruolo e senza prestigio e veramente serve gli altri, questi esercita l'autorità. Non si tratta di una vaga esortazione all'umiltà. Gesù ci dice che la vera grandezza è servire, cioè amare non a parole ma con i fatti. Servire significa promuovere il bene dell'altro. E' essere schiavo di tutti. E' la via percorsa da Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per la salvezza di molti.

 

<<Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti >>.

Is 53,2.3.10-11 : Il Servo del Signore, uomo dei dolori che ben conosce il patire, che giustificherà molti, addossandosi la loro iniquità.

Eb 4,14-16: Un sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato.

Accogliamo l'invito ad accostarci con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

 

NB. Come siamo abituati a pensarci e a chiamarci " Diaconi", non diamo per scontato il cambio di prospettiva. Penso sia utile riconoscere il nostro potere dato dal ruolo. Spesso si identifica il ministero ordinato con "ruolo", "competenze" o "riconoscimento"…. Forse, invece, è meglio pensare che il nostro ministero ordinato non fa altro che rinviarci a Cristo servo, servo di tutti.